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SEZIONE ITALIANA

Sono più di 300.000 i minori di 18 anni attualmente impegnati in conflitti nel mondo.
Centinaia di migliaia hanno combattuto nell'ultimo decennio, alcuni negli eserciti governativi, altri nelle armate di opposizione. La maggioranza ha dai 15 ai 18 anni ma ci sono reclute anche di 10 anni e la tendenza è verso un abbassamento dell'età. Decine di migliaia corrono ancora il rischio di diventare soldati.




Repubblica Democratica del Congo
La guerra dimenticata


EGA Editore
dicembre 2003
€ 3,00, pp. 36

 

*I libri possono essere acquistati nelle principali librerie o presso
le sedi di Amnesty International


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Bambini soldato
Repubblica Democratica del Congo: quando il fucile si sostituisce al quaderno

"Quando i mayi-mayi attaccarono il mio villaggio, scappammo tutti via. Durante la fuga, i soldati catturarono tutte le ragazze, anche quelle molto giovani. Una volta che sei nelle loro mani, sei costretta a ‘sposare’ uno di loro, non importa se vecchio come tuo padre o giovane, se è bello o brutto… sei costretta ad accettare. Se rifiuti, ti uccidono. È accaduto a una delle mie amiche. Ti sgozzano come galline e neanche seppelliscono i corpi. Ho visto personalmente torturare una ragazza che non voleva ‘sposarsi’…”
 
Jasmine, 16 anni, reclutata dal gruppo armato del Kivu meridionale all'età di 12 anni; da quattro mesi mamma.

 

 

Secondo le leggi internazionali, l'arruolamento e l'impiego di minori di 18 anni è vietato mentre l'arruolamento e l'impiego di bambini con meno di 15 anni è da ritenersi crimine di guerra.
Nella Repubblica Democratica del Congo i minori costituiscono fino al 40% delle forze impegnate nel conflitto, con una significativa presenza di bambine che ne rappresentano, a loro volta, il 40%.
Sono almeno 11.000 i bambini nelle mani dei gruppi armati o dei quali non si hanno più notizie a due anni di distanza dall’avvio del programma governativo nazionale di smobilitazione e reintegrazione nella vita civile che avrebbe dovuto coinvolgere 150.000 combattenti, tra i quali 30.000 bambini.
 
Nel rapporto “Children at war: creating hope for their future” recentemente pubblicato da Amnesty International si denuncia la mancanza di risposte soddisfacenti alla necessità di protezione e sostegno dei minori, da parte del "Programma Drd" (disarmament, demobilization and reintegration - disarmo, smobilitazione e reintegrazione).
In alcune zone del paese, le bambine costituiscono meno del 2 per cento del totale dei minori rilasciati dai gruppi armati e registrati nel ‘Programma Ddr’, poiché abbandonate o erroneamente identificate come "dipendenti" di combattenti adulti.
I comandanti e i combattenti adulti non si sentono obbligati a rilasciare le bambine soldato, poiché le considerano proprietà sessuale. Questa discriminazione è perpetuata da alcuni funzionari statali che qualificano, senza porsi troppi problemi, queste bambine come “dipendenti”, anziché come persone aventi diritto a beneficiare del “Programma Ddr”.
Le bambine arruolate nelle forze armate e nei gruppi armati sono spesso traumatizzate da anni di abusi, diventando, talvolta, giovanissime madri. Ciò nonostante, viene assicurato loro poco o niente il necessario sostegno e l’assistenza cui avrebbero diritto.
La maggior parte delle bambine e dei bambini soldato rilasciati e tornati nelle rispettive famiglie o comunità non è stata aiutata pressoché in alcun modo a rientrare nella vita civile, nel campo dell’educazione o del lavoro. Alcuni di loro avevano soltanto 6 anni nel momento in cui sono stati arruolati.
Molti bambini incontrati dai ricercatori di Amnesty International hanno ammesso, rassegnati, che nonostante gli orrori della vita militare, potrebbero essere costretti a rientrare nei gruppi armati perché è l’unico modo per sopravvivere.
Alcuni gruppi armati sono ancora pronti a riprendere il conflitto in caso di fallimento dell’attuale processo di pace e, da questo punto di vista, ritengono che rilasciare le bambine e i bambini soldato indebolirebbe la loro forza militare.
Nel rapporto di Amnesty International si legge che fino a quando le autorità della Repubblica Democratica del Congo e a comunità internazionale continueranno a non venire incontro ai bisogni dei bambini smobilitati, il rischio di un nuovo arruolamento o di un destino fatto di un’esistenza disperata e abbandonata rimarrà alto per cui la priorità numero uno per il nuovo governo dev’essere quella di assicurare il rilascio di tutti i bambini e le bambine soldato e poi di proteggerli e fornire loro opportunità educative e di lavoro. Solo in questo modo, potranno rimanere nelle proprie comunità e non saranno più in pericolo di un nuovo arruolamento o di andare incontro a una condizione di abbandono.
Finora, il governo del paese è stato estremamente lento nell’adottare e attuare progetti locali per la reintegrazione dei bambini e delle bambine soldato.
Amnesty International sollecita il nuovo governo e la comunità internazionale a dare massima priorità agli investimenti nel sistema educativo statale e a realizzare nel modo più rapido possibile il diritto umano all’educazione primaria gratuita.
Attualmente, solo il 29 per cento dei bambini della Repubblica Democratica del Congo termina il ciclo della scuola primaria; circa 4,7 milioni di bambini in età scolare, tra cui 2,5 milioni di bambine, restano fuori dal sistema scolastico. Almeno 6 milioni di adolescenti non ricevono alcun tipo di educazione formale. La mancanza di opportunità educative contribuisce fortemente all’insicurezza sociale ed economica dei bambini congolesi, uno dei fattori determinanti del diffuso arruolamento e dell’impiego delle bambine e dei bambini soldato. Come dire che è molto più semplice dotarsi di un'arma per uccidere che di una penna per scrivere.
 
Roberta Aiello
redazione amnestycampania.it




 

 

Gli appelli in corso della campagna

Repubblica democratica del Congo - Proteggiamo i bambini

Per chiedere alle autorità della Repubblica democratica del Congo e alla comunità internazionale di dare massima priorità agli investimenti nel sistema educativo statale e di assicurare ai bambini un’adeguata istruzione e concrete opportunità per il futuro. Solo così sarà possibile impedire che vengano arruolati nuovamente e poi abbandonati a se stessi.

Firma l'appello

 

Documenti


DRC
Children at war: creating hope for their future  
> rapporto

 

Comunicati Stampa


Sezione Italiana 114-2006 del 16/10/2006
La campagna Control Arms denuncia: proiettili made in Grecia, Cina, Russia e Usa trovati nelle mani dei ribelli nella Repubblica democratica del Congo
> comunicato stampa
 
Sezione Italiana 111-2006 dell'11/10/2006
“Bambine e bambini soldato abbandonati”. Rapporto di Amnesty International sulla Repubblica Democratica del Congo
> comunicato stampa
 
Sezione Italiana 111-2005 del 28/09/2005
Repubblica Democratica del Congo: processo di pace a rischio, se non si affrontano le rivalità politiche e militari nel Kivu nord, denuncia Amnesty
> comunicato stampa



 

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