| "Quando
i mayi-mayi attaccarono il mio villaggio, scappammo
tutti via. Durante la fuga, i soldati catturarono
tutte le ragazze, anche quelle molto giovani.
Una volta che sei nelle loro mani, sei costretta
a ‘sposare’ uno di loro, non importa
se vecchio come tuo padre o giovane,
se è bello o brutto… sei costretta
ad accettare. Se rifiuti, ti uccidono. È
accaduto a una delle mie amiche. Ti sgozzano come
galline e neanche seppelliscono i corpi. Ho visto
personalmente torturare una ragazza che non voleva
‘sposarsi’…”
Jasmine, 16 anni, reclutata dal gruppo armato del Kivu
meridionale all'età di 12 anni; da
quattro mesi mamma.
Secondo le leggi
internazionali, l'arruolamento e l'impiego di
minori di 18 anni è vietato mentre l'arruolamento e
l'impiego di bambini con meno di 15
anni è da ritenersi crimine di
guerra.
Nella Repubblica Democratica del Congo i
minori costituiscono fino al 40% delle
forze impegnate nel conflitto, con una significativa
presenza di bambine che ne rappresentano,
a loro volta, il 40%.
Sono almeno 11.000 i bambini nelle mani dei
gruppi armati o dei quali non si hanno più
notizie a due anni di distanza dall’avvio
del programma governativo nazionale di smobilitazione
e reintegrazione nella vita civile che avrebbe
dovuto coinvolgere 150.000 combattenti, tra
i quali 30.000 bambini.
Nel rapporto “Children at war: creating
hope for their future” recentemente pubblicato
da Amnesty International si denuncia la mancanza
di risposte soddisfacenti alla necessità
di protezione e sostegno dei minori, da parte
del "Programma Drd" (disarmament,
demobilization and reintegration - disarmo,
smobilitazione e reintegrazione).
In alcune zone del paese, le bambine costituiscono
meno del 2 per cento del totale dei minori rilasciati
dai gruppi armati e registrati nel ‘Programma
Ddr’, poiché abbandonate o erroneamente
identificate come "dipendenti" di combattenti
adulti.
I comandanti e i combattenti adulti non si
sentono obbligati a rilasciare le bambine soldato,
poiché le considerano proprietà
sessuale. Questa discriminazione è perpetuata
da alcuni funzionari statali che qualificano,
senza porsi troppi problemi, queste bambine come
“dipendenti”, anziché come
persone aventi diritto a beneficiare del “Programma
Ddr”.
Le bambine arruolate nelle forze armate e nei
gruppi armati sono spesso traumatizzate da anni di
abusi, diventando, talvolta, giovanissime
madri. Ciò nonostante, viene assicurato
loro poco o niente il necessario sostegno e l’assistenza
cui avrebbero diritto.
La maggior parte delle bambine e dei bambini soldato rilasciati
e tornati nelle rispettive famiglie o comunità
non è stata aiutata pressoché
in alcun modo a rientrare nella vita civile, nel
campo dell’educazione o del lavoro. Alcuni
di loro avevano soltanto 6 anni nel momento in
cui sono stati arruolati.
Molti bambini incontrati dai ricercatori di Amnesty
International hanno ammesso, rassegnati, che nonostante
gli orrori della vita militare, potrebbero essere
costretti a rientrare nei gruppi armati perché
è l’unico modo per sopravvivere.
Alcuni gruppi armati sono ancora pronti a riprendere
il conflitto in caso di fallimento dell’attuale
processo di pace e, da questo punto di vista,
ritengono che rilasciare le bambine e i bambini
soldato indebolirebbe la loro forza militare.
Nel rapporto di Amnesty International si legge
che fino a quando le autorità della Repubblica
Democratica del Congo e a comunità
internazionale continueranno a non venire incontro
ai bisogni dei bambini smobilitati, il rischio
di un nuovo arruolamento o di un destino fatto
di un’esistenza disperata e abbandonata
rimarrà alto per cui la priorità
numero uno per il nuovo governo dev’essere
quella di assicurare il rilascio di tutti i bambini
e le bambine soldato e poi di proteggerli e fornire
loro opportunità educative e di lavoro.
Solo in questo modo, potranno rimanere nelle proprie
comunità e non saranno più in pericolo
di un nuovo arruolamento o di andare incontro
a una condizione di abbandono.
Finora, il governo del paese è stato
estremamente lento nell’adottare e attuare
progetti locali per la reintegrazione dei bambini
e delle bambine soldato.
Amnesty International sollecita il nuovo governo e
la comunità internazionale a dare massima
priorità agli investimenti nel sistema
educativo statale e a realizzare nel modo più
rapido possibile il diritto umano all’educazione
primaria gratuita.
Attualmente, solo il 29 per cento dei bambini
della Repubblica Democratica del Congo termina
il ciclo della scuola primaria; circa 4,7 milioni
di bambini in età scolare, tra cui 2,5
milioni di bambine, restano fuori dal sistema
scolastico. Almeno 6 milioni di adolescenti non
ricevono alcun tipo di educazione formale. La
mancanza di opportunità educative contribuisce
fortemente all’insicurezza sociale ed economica
dei bambini congolesi, uno dei fattori determinanti
del diffuso arruolamento e dell’impiego
delle bambine e dei bambini soldato. Come dire
che è molto più semplice dotarsi
di un'arma per uccidere che di una penna per scrivere.
Roberta Aiello
redazione amnestycampania.it
|