
L'immigrazione clandestina è
un fenomeno che da sempre preoccupa le coste italiane,
in modo speciale quelle del Sud, così vicine
a scenari particolarmente delicati in materia
di diritti umani. Zone come la Libia, la regione
del Kurdistan, paesi dell'Africa sahariana e sub-sahariana
danno origine continuamente a sterminati flussi
di migranti e richiedenti asilo, che giungono
ai nostri confini in condizioni drammatiche e
a costi altissimi, in fuga dalla miseria o da
persecuzioni politiche.
In Italia non solo manca una legge specifica
sul diritto d'asilo ma gli interventi per il soddisfacimento
dei bisogni primari degli stranieri appena sbarcati
sono tardivi e insufficienti e lo status di detenuti
imposto a chi varca illegalmente il confine italiano
- spesso prolungato oltre il lecito -, rende indigenti
tante persone che fuggono da morte sicura. Accade
inoltre, con una certa frequenza, che l'Italia
neghi il diritto d'asilo a molti dei disperati
giunti sul nostro territorio rinviandoli nel proprio
paese d'origine dove rischiano di subire gravi
violazioni dei diritti umani e contravvenendo
così alla Convenzione sullo Status di Rifugiato
del 1951, alla Convenzione dell'ONU contro la
tortura e alla Convenzione europea per la protezione
dei Diritti Umani e delle libertà individuali,
delle quali l'Italia è stato parte.
I frequenti sbarchi a Lampedusa ripropongono,
dunque, problemi concreti legati a queste carenze
legislative.
Nel mese di giugno 2005 Amnesty International
ha pubblicato un rapporto sui CPTA - Centri di
Permanenza Temporanea e Accoglienza - italiani,
denunciando alle autorità la difficoltà
di trovare assistenza legale e le condizioni di
detenzione non il linea con gli standard internazionali
(sovraffollamento, infrastrutture inappropriate,
pessime condizioni igieniche, alimentazione insoddisfacente
e cure mediche inadeguate) documentando episodi
di aggressioni fisiche, insulti e epiteti razzisti
ai danni di persone trattenute nei centri.
Il giornalista Fabrizio Gatti ha realizzato nell'ottobre
2005 un reportage in cui racconta la sua permanenza
nel CPTA di Lampedusa, in cui è riuscito
ad introdursi fingendosi un clandestino curdo
iracheno. Le inumane condizioni di vita e gli
abusi descritti dal giornalista hanno spinto Amnesty
a chiedere al Ministro degli Interni Pisanu di
avviare un'indagine per verificare l'aderenza
dell'Italia alle norme internazionali sui diritti
dei migranti e dei rifugiati.
E' da tempo giunto il momento che le istituzioni
italiane riconsiderino profondamente la loro attuale
politica, legislazione e prassi circa la detenzione,
le condizioni ed il trattamento dei migranti irregolari
e dei richiedenti asilo, assicurandone un adeguamento
agli standard internazionali dei diritti umani
e del diritto dei rifugiati.
Nessa Gibbardo
redazione amnestycampania.it |