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Il 22 settembre 2005, Amnesty International USA ha pubblicato un rapporto, in seguito ad uno studio condotto su territorio nazionale, che dedica particolare attenzione ai diritti della comunità LGBT - lesbica, gay, bisessuale e transessuale. Negli ultimi decenni questa comunità, in America come in molti altri stati nel mondo, sta cercando di affermarsi per essere rispettata e, sebbene molti siano stati i progressi nell'ambito dell'accettazione di queste persone e del loro inserimento sociale, numerosi sono ancora i passi da compiere per far sì che lesbiche, gay, bisessuali e transessuali vivano una vita tranquilla e serena, o quanto meno conforme agli standard di quelle di qualsiasi altro cittadino. Nel rapporto di AI USA, infatti, che ha analizzato in particolare le situazioni in grandi città come Chicago - Illinois -, Los Angeles - California -, New York City - New York - e Sant'Antonio - Texas-, emerge che tantissimi sono ancora i problemi da risolvere, tra i quali l'elevato numero di abusi e di comportamenti impropri da parte delle forze dell'ordine nei confronti dei cittadini LGBT, ancora troppo discriminati e maltrattati anche da persone che dovrebbero fungere, invece, da esempio per l'intera popolazione. Abusi sessuali, verbali, violenze domestiche, difficile accesso alla giustizia, sono solo una parte della falla che va sanata, causata da una società ancora troppo basata su preconcetti e stereotipi di un'intolleranza sconvolgente.
Un caso a cui Amnesty International ha deciso di prestare attenzione, e sul quale sta lavorando il Gruppo Italia 005 - Napoli, è quello di Kelly McAllister, una donna transessuale bianca, vittima di una condizione che si verifica di frequente in molte città. La giovane donna, infatti, il 16 agosto 2002 è stata costretta con spray al pepe e schiaffi a scendere dalla sua macchina e ad entrare in un'auto di servizio della polizia di Sacramento, dopo essere stata legata, con caviglie e polsi dietro la schiena, dagli agenti della contea, che le hanno impedito perfino di andare in bagno, prima di condurla in prigione con l'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale. La prigione non è stata un'esperienza facile per la transessuale, che ha dovuto subire perquisizioni e insulti da parte di tutto il personale. Il 6 settembre 2002 Kelly McAllister è stata nuovamente condotta in prigione, ma questa volta ha dovuto dividere la cella con un uomo che l'ha violetata, dopo aver provato perfino a soffocarla.
Cosa è successo dopo? La donna ha denunciato il compagno di cella per stupro, i medici hanno accertato che effettivamente c'era stata violenza e, dopo patteggiamento, l'uomo è stato condannato a tre mesi di reclusione.
E cosa ne è stato degli agenti e delle guardie carcerarie che avevano condotto Kelly in carcere senza un motivo fondato e che l'hanno insultata e maltrattata durante il periodo della sua prigionia? Il dipartimento dello sceriffo della contea di Sacramento non ha voluto occuparsene, nessuna indagine è stata condotta. A nessuno evidentemente interessava il dolore che Kelly ha provato anche per gli insulti rivolti perché transessuale.
Amnesty International chiede che regolamenti morali, come quelli contro una condotta depravata , non siano applicati selettivamente solo in base all'orientamento sessuale o all'identità di genere.
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