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Quando si parla di flussi di immigrati,
di extracomunitari che sbarcano illegalmente sulle
nostre coste, di richiedenti asilo e di permessi
di soggiorno, spesso non si analizza un fenomeno
che si sviluppa all’interno di tutto questo,
poco visibile e anche meno monitorato: l’enorme
quantità di bambini che raggiunge il nostro
paese in condizioni misere alle quali spesso non
riesce nemmeno a sopravvivere.
Ogni anno centinaia di minori arrivano in Italia
attraversando il Mediterraneo su piccole barche
insicure, insieme a più ampi gruppi di
adulti, in fuga dalla violenza e dalla povertà.
Sono soprattutto bambini che viaggiano tra le
braccia dei genitori richiedenti asilo, partiti
da paesi dell’Africa orientale, e adolescenti
soli, in gran parte provenienti dal Nord Africa
e dal Medio Oriente.
I diritti dei minori migranti sono protetti dalla
Convenzione sui diritti dell’Infanzia delle
Nazioni Unite e da altri standard internazionali
specifici, secondo la situazione in cui si trovano.
In particolare, è vietata la loro detenzione
salvo che in casi estremi e nel loro “superiore
interesse”. I minori soli - ovvero non accompagnati
- non possono essere mai detenuti né espulsi.
Invece, dopo l’arrivo, l’Italia li
trattiene per molti giorni nei centri di detenzione
per migranti, in spregio delle norme internazionali,
per le quali la detenzione dei minori è
una misura eccezionale da applicare solo in casi
estremi. Le leggi italiane li trascurano e le
statistiche non li contano, rendendoli invisibili.
I centri di detenzione non sono sottoposti né
alla legislazione, né alle competenze istituzionali,
tanto meno alle garanzie previste dalla legge
italiana per le carceri. Il fondamento legale
della loro istituzione risulta per lo più
contenuto in una regolamentazione di urgenza,
adottata con riferimento agli arrivi via mare,
caratterizzata dalla commistione tra accoglienza
e detenzione e dall’attribuzione di poteri
speciali di allestimento e gestione delle strutture
a organi del ministero dell’Interno, in
particolare ai prefetti.
Dalle testimonianze provenienti dai minori, dai
loro genitori, dagli operatori delle organizzazioni
non governative e dagli avvocati emergono allarmanti
denunce circa le condizioni inadeguate dei trasferimenti,
l’illegittimità della detenzione,
la mancata separazione dagli adulti e l’insufficiente
accesso alle informazioni sui diritti e sull’accoglienza.
Un ulteriore rischio colpisce i ragazzi soli
dall’età incerta: quello di essere
trattati come adulti e di essere detenuti ed espulsi
illegalmente, contro gli standard internazionali,
i quali richiedono che, nel dubbio, vengano trattati
come minori.
Amnesty chiede che i minorenni non vengano mai
detenuti, se non per motivi eccezionali e che
la detenzione di migranti e richiedenti asilo
non sia generalizzata ma rispettosa degli standard
sulla legittimità e sulle condizioni di
detenzione. Amnesty chiede inoltre che i centri
di detenzione e i dati statistici siano resi accessibili
al monitoraggio indipendente delle organizzazioni
non governative e che l’Italia adotti, finalmente,
una legge organica in materia di asilo, conforme
alle norme internazionali, ponendo così
fine al vuoto di tutela che favorisce il perpetrarsi
di queste e di altre violazioni.
Nessa Gibbardo
redazione amnestycampania.it
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