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La pena di morte è
un atto estremo.
Viola il più fondamentale dei diritti:
il diritto alla vita.
E’ irrevocabile e può essere inflitta
ad individui innocenti. Non è mai stato
dimostrato sia un deterrente più efficace
di tanti altri metodi punitivi, pertanto non può
offrire un contributo costruttivo agli sforzi
della società nella lotta contro il crimine
violento.
Amnesty International lavora per l’abolizione
della pena capitale in tutto il mondo. I progressi
ottenuti sono stati estremamente rilevanti. Quando
Amnesty è intervenuta alla Conferenza Internazionale
sulla Pena di morte a Stoccolma nel 1977, erano
soltanto 16 i paesi che avevano abolito la pena
di morte per tutti i crimini. Oggi sono 86.
Ogni anno sin dal 1997 la commissione delle Nazioni
Unite sui diritti umani vota una risoluzione che
chiama i paesi mantenitori a stabilire una moratoria
sulle esecuzioni. L’ultima risoluzione,
adottata nell’aprile 2005, è stata
proposta da 81 membri dell’ONU, 5 membri
in più rispetto al 2004 ed il più
alto numero da sempre.
Tra le notizie recenti più importanti sul
tema della pena di morte vi è senza dubbio
la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti
d’America del marzo 2005, che ha sancito
l’incostituzionalità dell’uso
della pena capitale nei confronti dei minori di
18 anni al momento del reato. Tale decisione era
fra gli obiettivi fissati dalla campagna internazionale
di Amnesty Non uccidete il futuro. Stop alle esecuzioni
di minorenni! Tuttavia, si ritiene che esecuzioni
di questo tipo continuino ad aver luogo in alcuni
paesi come la Cina e l’Iran.
La situazione in Iran è particolarmente
delicata poiché ratificando il Patto internazionale
sui diritti civili e politici e la Convenzione
dell’Onu sui diritti dell’infanzia,
il paese si è impegnato a non mettere a
morte imputati minorenni all’epoca del reato.
Ciò nonostante, Amnesty International ha
registrato 18 esecuzioni di minorenni dal 1990,
8 delle quali solo nel corso del 2005.
Da quattro anni, le autorità iraniane annunciano
l’introduzione di una legge che abolirà
la pena di morte per i minorenni al momento del
reato ma nel corso degli ultimi due le esecuzioni
di minori sono aumentate.
Parallelamente avanza l’abolizione della
pena di morte. Nel 2005 Liberia e Messico sono
diventati abolizionisti per tutti i reati facendo
salire a 122, alla fine del 2005, il numero dei
paesi che hanno cancellato la pena di morte per
legge o nella pratica.
Intanto negli Stati Uniti d’America l’applicazione
della pena capitale nei confronti di persone affette
da malattia mentale è sotto inchiesta da
parte di Amnesty il cui recente rapporto ne mette
in luce i problemi relativi e descrive i casi
di 100 prigionieri affetti da gravi forme di malattia
mentale messi a morte dal 1977 che rappresentano
il 10% del totale delle esecuzioni nel paese.
Lo studio di Amnesty International denuncia profonde
carenze sia nel sistema sanitario che in quello
giudiziario e illustra la drammatica situazione
dei detenuti con malattia mentale attualmente
rinchiusi nel braccio della morte. Secondo l’Associazione
nazionale della salute mentale, essi costituiscono
dal 5 al 10% del totale dei 3400 prigionieri in
attesa di esecuzione.
Buone notizie invece dal New Jersey dove il governatore
Richard Codey ha firmato una legge che vieta di
mettere a morte chiunque fino al 15 gennaio 2007
per dar modo ad una commissione di studiare se
la pena di morte è applicata in modo equo,
valutando possibili alternative alle esecuzioni.
In New Jersey vi sono dieci condannati in attesa
di esecuzione. L'ultima è avvenuta nel
1963.
Ma le grandi speranze per il 2006 vengono dalla
Corte suprema degli Stati Uniti d’America
che ha accolto la richiesta di sospensione dell’esecuzione
di Michael Taylor, dopo aver bloccato nei giorni
precedenti, l’esecuzione di Clarence Hill
mentre era sul lettino di morte, a causa dei dubbi
avanzati sulla possibile sofferenza provocata
ai condannati dall’iniezione letale. La
Corte ha accettato per la prima volta di valutare
studi e ricerche che sostengono che i detenuti
sottoposti a iniezione letale muoiano tra sofferenze
atroci, ma invisibili. Una circostanza controversa
che, se confermata, potrebbe far rientrare il
metodo tra quelle punizioni severe ed inusuali
vietate dalla Costituzione aprendo la strada ad
una moratoria generale, considerando che l’iniezione
letale è il metodo più usato negli
stati dove vige la pena capitale.
Simona Truvolo
redazione amnestycampania.it
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